sabato 28 dicembre 2013

La nutrizione 4


continua da "La nutrizione 3"



Dobbiamo cominciare a occuparci dell’essenziale durante i pasti, cioè dobbiamo sviluppare in noi il cuore, l’intelletto e la volontà. Sì, perché non è cosa certa che tutti possano frequentare biblioteche e università, avere moglie e figli o trovare delle occasioni per sottoporsi a sforzi fisici.  Ma mangiare…tutti sono costretti a mangiare. Ora vediamo: volete sviluppare il vostro intelletto? Ebbene, vi si presenta l’occasione ogni volta che dovete servirvi degli oggetti che sono sulla tavola. Cercate di prenderli e posarli dolcemente, senza urtare gli oggetti vicini; questo è buon esercizio di attenzione e di previdenza. Quando vedo come certe persone maneggiano le posate o le lasciano cadere, riconosco già i difetti della loro intelligenza. Hanno un bell’essere laureati in varie discipline! In realtà hanno ancora grandi lacune intellettuali. Ma certo, a che servono le lauree se non si sanno ancora valutare le distanze?

Supponiamo che si voglia spostare un bicchiere, ma senza aver osservato a che distanza si trova dagli altri oggetti, ed ecco che avviene l’urto. E’ un piccolissimo particolare, che tuttavia rivela un difetto che si manifesterà in misura maggiore nella vita. Infatti, questi piccoli gesti maldestri durante i pasti sono il sintomo che nella vita quotidiana quelle persone combineranno parecchi guai, in quanto mettono in evidenza che esse mancano di una certa attenzione interiore, e si può già capire, in scala ridotta, come affronteranno gli avvenimenti importanti dell’esistenza; parleranno e agiranno senza attenzione, tormenteranno continuamente gli altri e soffriranno per anni interi, così come impiegheranno anni interi per riparare, soffrendo, i loro errori grossolani.

Guardate: quando afferro questa bottiglia appena uscita dal frigorifero, prima di servirmene devo pensare che è umida e che, se non la asciugo, potrebbe scivolarmi di mano e rompere il bicchiere o il piatto; quindi devo asciugarla, se voglio tenerla saldamente ed essere sicuro che non mi sfugga. E’ così per ogni cosa, sia a tavola che nella vita in generale…Quando un oggetto sfugge al vostro controllo, non ne siete più padroni e non vi obbedirà più. Per dominare un oggetto, dovete innanzitutto dominarlo col pensiero, perché se vi sfugge, non riuscirete mai più a ricuperarlo.

Prima di sedervi a tavola, cercate di controllare se manca ancora qualcosa, in modo da non dovervi alzare parecchie volte durante il pranzo per prendere un coltello, un piatto, il sale…
E’ una cosa che ho osservato spesso quando sono invitato: la padrona di casa costretta ad alzarsi venti volte, perché aveva dimenticato questo o quello…Eppure si sa benissimo cos’è necessario, perché la stessa cosa si ripete ogni giorno. Non ci si rende nemmeno conto che questa storia continua tutta la vita; tutta la vita ci si dimentica e si devono interrompere i pasti per andare a prendere ciò che si è dimenticato. C’è sempre qualcosa che manca, e questo è l’indizio che anche in altri campi della vita si è ugualmente disattenti e negligenti. Allora, come credere che si possano ottenere dei successi?

Per sviluppare il vostro cuore dovete evitare di far rumore e disturbare gli altri, che pure hanno bisogno di calma e di concentrazione per meditare. Molti pensano: “Gli altri? Ma cosa importa a me degli altri?” Ecco perché il mondo intero va a rotoli: perché no si pensa agli altri. Gli uomini sono incapaci di vivere insieme perché non hanno alcun rispetto, alcun riguardo gli uni per gli altri. Mangiare insieme è quindi una magnifica occasione per sviluppare ed espandere la propria coscienza.

La dimostrazione del grado di evoluzione di un essere umano è la consapevolezza di appartenere a un “tutto” molto più vasto di lui, del quale cerca di non turbare l’armonia mediante la propria attività, i propri pensieri, i sentimenti e il frastuono interiore. “Come, il frastuono interiore?” direte voi… Sì, ogni rumore è il risultato di una dissonanza, e il frastuono che facciamo interiormente coi nostri tormenti e le nostre ribellioni, turba l’atmosfera psichica. Chi fa rumore non sa che è molto negativo anche per se stesso e che, un giorno, esso si manifesterà nel suo organismo sotto forma di malattia psichica o anche fisica.

Nell’assumere il nutrimento, pensate anche a offrirgli il vostro amore, perché è proprio in quel momento che il cibo si schiude per farvi beneficiare di tutti i suoi tesori. Guardate i fiori: quando il sole li scalda, si aprono e quando scompare, si chiudono. E il cibo? Se non lo amate, vi darà ben poco e si chiuderà. Amatelo, mangia telo con amore, ed esso si aprirà, emanerà il suo profumo e vi darà tutte le sue particelle eteriche. Siete abituati a mangiare in modo automatico, senza amore, soltanto per colmare un vuoto, ma provate a mangiare con amore e vedrete in che stato meraviglioso vi sentirete.

So bene che è inutile parlare d’amore alla maggior parte degli uomini, perché non sanno cos’è l’amore: salutare con amore, camminare con amore, parlare con amore, guardare con amore, respirare con amore, lavorare con amore…non lo sanno! Credono che l’amore consista unicamente nell’andare a letto con qualcuno; Eh no! Proprio questo, spesso, non è affatto amore e lo si vede! Se sapessero veramente amare,  tutto il cielo sarebbe con loro.

Continua in "La nutrizione 5"

Questo post è tratto dal libro "Lo yoga della nutrizione" di Aivanhov


Istruzioni a un cuoco zen 1)


Ho letto molti libri sull'argomento del cibo e sulla cucina ma quello che più mi ha emozionato resta sempre “Istruzioni a un cuoco zen: ovvero come ottenere l'illuminazione in cucina".
Detto così sembra il solito titolo cretino con approccio tipicamente new age; invece è un testo straordinario in cui si mostra come ogni mestiere, anche quello del cuoco, offra a chi lo esercita l'opportunità di realizzare la suprema manifestazione della mente zen.



Utilizzerò questo post per riportare alcuni brani che sono certo apprezzerete come spesso hanno fatto gli allievi dei miei corsi di cucina, e in particolare coloro che hanno partecipato al seminario di approfondimento "Spiritualizzare la materia".
"Fin dall'antichità, nelle comunità che praticano la Via del Buddha,* sono stati istituiti sei incarichi per dirigere gli affari del tempio. I monaci responsabili di ciascun incarico sono tutti discepoli del Buddha, e svolgono le attività del Buddha, tramite i propri compiti rispettivi. Tra questi vi è il tenzo, responsabile della preparazione dei pasti per la comunità.
Nel Chanyuan Qinggui ** è scritto che 'la funzione del tenzo è di preparare i pasti per i monaci'. Quel compito è stato sempre svolto da maestri stabili nella Via e da altri che avevano risvegliato in sé lo spirito del bodhisattva. Una tale pratica richiede l'esaurimento di tutte le vostre energie.*** Se l'uomo a cui è affidato tale compito è privo di quello spirito, sopporterà soltanto avversità e sofferenze inutili che non avranno alcun valore nella ricerca della Via.Il Chanyuan Qinggui dice ancora: 'Metti al lavoro la tua mente illuminata, sforzandoti costantemente di servire pasti svariati che siano appropriati al bisogno e all'occasione, e che permettano a tutti di praticare con il corpo e la mente senza il minimo ostacolo' ".

* In giapponese butsudo; vivere secondo la Via del Buddha significa "vivere stabilizzando costantemente la propria vita".
** Consiste in 10 volumi delle più antiche regole esistenti per dirigere un monastero.
*** Cioè riversare le proprie energie nella ricerca della Via del Buddha.


Come vedete in queste comunità monastiche sapevano bene che il cibo influisce grandemente sulla nostra condizione psico-fisica e quindi sceglievano con cura le persone a cui affidare la responsabilità di preparare i pasti.

"Esaminerò ora il lavoro svolto dal tenzo in una giornata. Dopo il pranzo il tenzo dovrebbe andare dallo tsusu e dalkansu a prendere il riso, le verdure e gli altri ingredienti per la colazione e il pranzo del giorno seguente. * Dopo, li deve maneggiare con cura come se fossero i suoi stessi occhi. Renyong di Baoneng disse: 'Usa le proprietà e i possessi della comunità con cura, come se fossero i tuoi stessi occhi'. Il tenzo dovrebbe maneggiare tutto il cibo che riceve con rispetto, come se dovesse servire per il pranzo dell'imperatore. Il cibo cotto e crudo deve essere maneggiato nello stesso modo. Quindi tutti i responsabili si incontrano in cucina o nella dispensa e decidono quale cibo si debba preparare per il giorno seguente, ad esempio, il tipo di farinata di riso, le verdure, il condimento. Il Chanyuan Qinggui dice: 'Nel decidere la quantità del cibo e il numero dei contorni per la colazione e il pranzo, il tenzo dovrebbe consultare gli altri responsabili. Quando hanno scelto le pietanze, dovrebbero esporre il menù sul tabellone degli avvisi davanti alla stanza dell'abate, come pure davanti alla stanza per lo studio' "

* Nell'antichità, nei monasteri erano serviti solo due pasti al giorno.





Il cibo va trattato con molta cura e rispetto; anche il Maestro Aivanhov ribadisce questo concetto nel suo eccellente libro "Lo yoga della nutrizione" che stiamo prendendo in considerazione nei nostri post. Esso viene preparato in 'laboratori divini' e solo se riflettiamo sugli aspetti spirituali che lo costituiscono mentre cuciniamo e mentre mangiamo, esso sarà in grado di nutrire i nostri corpi più sottili.
Per quanto riguarda il redigere un menù, questa è una cosa che insegno in tutti i miei seminari. Prima di preparare il pasto è necessario sedersi con calma, riflettere su come ci si sente e sui bisogni dei nostri familiari, percepire il tempo atmosferico e permettere all'impulso creativo di impossessarsi di noi. Inoltre il menù ci consentirà di organizzarci meglio e di restare focalizzati maggiormente su le cose da preparare.


"Dopo di ciò, possono cominciare i preparativi per la colazione della mattina seguente. Non dovete lasciare agli altri il compito di lavare il riso o la preparazione delle verdure, ma dovete compierlo con le vostre mani. Concentrate tutta la vostra attenzione sul lavoro, vedendo solo quel che richiede la situazione. * Non siate distratti nelle vostre attività, né tanto assorbiti da un unico aspetto da trascurare gli altri. Coltivate lo spirito che si sforza di accrescere la fonte della bontà sulla montagna della bontà. ** Di nuovo nel Chanyuan Qinggui troviamo: 'Se il tenzo offre un pasto privo dell'armonia dei sei sapori e delle tre qualità, *** non si può dire che serva la comunità'. Nel lavare il riso levate tutta la polvere. Nel farlo non perdete neppure un chicco di riso. Quando esaminate il riso, guardate contemporaneamente la polvere; quando esaminate la polvere guardate anche il riso. Osservateli entrambi con attenzione. Allora, preparerete un pasto che contiene i sei sapori e le tre qualità.

*  La situazione reale vista senza preconcetti
** E' l'influenza o il potere che accresce il bene, quel che è vantaggioso per tutti gli esseri di tutti i mondi.
*** I sei sapori sono: amaro, agro, dolce, salato, insipido e piccante. Le tre qualità sono leggero e flessibile, pulito e armonioso, coscienzioso e accurato.


 continua in Istruzioni a un cuoco zen 2)

Perché dovrei affliggermi ora (3)


continua dal post del 8 ottobre.
Questa è una trascrizione di un discorso tenuto a Poona da Osho Rajneesh nel 1976: "Perché dovrei affliggermi ora?"


Questa è la storia della mente umana e di come è fatta. Tu crei intorno a te un mondo di illusioni. Continui ad attaccarti a cose che non verranno con te, dopo la tua morte. Continui a identificarti con cose che ti verranno portate via.
Per questo gli hindu definiscono "illusione" il mondo: con la parola mondo non intendono il mondo in sé, ma semplicemente il mondo che tu ti sei creato nel sonno. Quel mondo è "maya", illusione. E' un mondo di sogno.

Chi è "tua moglie"? L'idea stessa è folle! Chi è "tuo marito"? Chi è "tuo figlio"? Essi non ti appartengono, nessuno può essere una tua proprietà. Neppure tu appartieni a te stesso, come può appartenerti qualcun altro? Non possiedi nemmeno te stesso, non lo hai notato? Anche tu appartieni a un'esistenza sconosciuta di cui non hai ancora penetrato il mistero.

Scendendo sempre più in profondità in te stesso, arriverai a un punto in cui perfino il "sé" scomparirà. Esisterà solo una dimensione di non sé, se preferisci lo puoi chiamare il Sè supremo. Cambia solo il linguaggio, la terminologia.

Non hai mai visto sorgere dal profondo di te stesso cose che non ti appartengono? I tuoi desideri non ti appartengono, né ti appartengono i tuoi pensieri. Neppure la tua consapevolezza è una tua creazione, ti è stata data, è un dato di fatto. Non sei tu che la crei, come potresti?

All'improvviso ti trovi a esistere... accade tutto per magia. Tu sei sempre nel mezzo, non conosci l'inizio. L'inizio non ti appartiene, né ti appartiene la fine. Solo nel mezzo puoi creare qualcosa, puoi continuare a creare dei sogni. Ed è così che l'uomo diventa accidentale.

Stai attento! Cerca di essere sempre più essenziale e sempre meno accidentale. Ricordati sempre che solo ciò che è eterno è vero, solo ciò che esiste da sempre e per sempre è verità. Tutto ciò che è momentaneo è falso. Ciò che è momentaneo deve solo essere osservato, non ci si deve identificare.

Ho letto un bellissimo aneddoto: un vecchio irlandese aveva appena lasciato la sua stanza d'albergo, ma era quasi arrivato alla fermata dell'autobus, quando si accorse di aver dimenticato l'ombrello nella stanza. Nel frattempo, però, la stanza era già stata affittata a una coppia di sposini. L'uomo salì comunque, ma non volendo essere importuno, si inginocchiò fuori dalla porta e si mise a origliare dal buco della serratura, per vedere cosa stessero facendo i due novelli sposi.
"Di chi sono questi occhi adorabili, mia cara?" sentì chiedere da una voce maschile. "Sono tuoi, amore mio," rispose una voce di donna. "E di chi è questo bel nasino?" proseguì l'uomo, con voce sempre più seducente. "E' tutto tuo, amore," rispose la donna. "E di chi sono queste labbra meravigliose?" continuò l'uomo. "Sono solo tue!" sospirò la donna. "E di chi è..." ma a quel punto l'irlandese non riuscì più a trattenersi. Appoggiò le labbra al buco della serratura e gridò: "Quando arrivate a un ombrello a quadri gialli, ricordatevi che quello è mio!"

Questo gioco del "mio" è il gioco più assurdo che esista, ma purtroppo la vita si riduce tutta a questo gioco. Questa terra esisteva ben prima che ti ci arrivassi, e sarà ancora qui quando tu te ne sarai andato. I diamanti che possiedi erano qui ben prima che arrivassi tu, e quando te ne sarai andato quei diamanti resteranno qui, e non ti ricorderanno neppure. Nemmeno lo sanno che sei tu a possederli.
Questo gioco del possesso è il gioco più stupido che esista, è il gioco più folle che si possa fare, ma è anche il solo gioco che fanno tutti.

Gurdjieff diceva che se inizi a non essere identificato con le cose, prima o poi incontrerai il tuo essere essenziale. Questo è il vero significato della rinuncia. La rinuncia, o la scelta del sannyas, non significano rinunciare al mondo e salire sull'Himalaya o in un monastero, non cambia nulla. Porterai con te la stessa vecchia mente.

Qui nel mondo avevi la tua casa, tua moglie; là avrai il tuo monastero, la tua religione. Non farà molta differenza. Il concetto di "mio" persiste. 
E' un'attitudine mentale, non ha nulla a che vedere con luoghi e spazi esterni. E' un'illusione interiore, un sogno interiore, un sonno interiore.

"Rinuncia" significa che ovunque tu sia, non hai bisogno di rinunciare a qualcosa, perché, di fondo, nulla è mai stato tuo! E' folle parlare di rinuncia. Questo presupporrebbe che tu prima abbia posseduto delle cose a cui ora rinunci. Ma come puoi rinunciare a qualcosa che non hai mai posseduto?

"Rinunciare" per me significa arrivare a capire che non puoi possedere nulla, in realtà. Al massimo puoi usare le cose, ma non le puoi possedere. Non sarai qui per sempre, come puoi possedere qualcosa? E' semplicemente impossibile. Puoi usare le cose e provare gratitudine perché ti è possibile farlo. Esse saranno degli strumenti ma non le potrai mai possedere.
Rinunciare all'idea del possesso è la vera rinuncia. Rinunciare non significa abbandonare i tuoi possessi, ma la tua possessività. Ed è questo che Gurdjieff definisce "disidentificarsi". E' questo che i mistici baul chiamano la realizzazione dell'Adhar manus, dell'uomo essenziale. Ed è questo che lo Zen definisce "il volto originale".

Esiste una storiella taoista molto famosa, che io amo immensamente. Narra di un vecchio contadino taoista a cui era scappato il cavallo. Quella sera i suoi vicini di casa andarono a trovarlo, per consolarlo della sua malasorte. Egli disse solo: "Forse". Il giorno dopo il cavallo tornò a casa, tirandosi dietro sei puledri selvaggi, al che i vicini tornarono per felicitarsi della sua buona sorte. Egli disse solo "Forse". Il giorno seguente suo figlio, mentre tentava di cavalcare uno dei puledri selvaggi, per domarlo, fu gettato a terra e si spezzò una gamba. Di nuovo, i vicini tornarono, per consolarlo della sua sfortuna. Egli disse solo "Forse". Il giorno dopo giunsero al villaggio degli ufficiali in cerca di giovani da arruolare nell'esercito, ma il figlio del contadino, a causa della gamba rotta, fu scartato. Quando i vicino tornarono un'altra volta, per dirgli come, dopo tutto, era fortunato, egli disse solo: "Forse".

continua in Perché dovrei affliggermi ora? (4)

Ai piedi del Maestro 1)








A QUELLI CHE BUSSANO

Dall'irreale
conducimi al Reale.
Dalla tenebra
conducimi alla Luce.
Dalla morte
conducimi all'Immortalità.





PROEMIO


Queste parole non sono mie; sono le parole del mio Maestro. Senza di lui non avrei potuto fare nulla; ma, col suo aiuto, ho messo i piedi sul sentiero

Anche tu desideri entrare sullo stesso Sentiero e, quindi, le parole che egli mi rivolse aiuteranno anche te, se le obbedirai! Non basta dire che sono belle e vere; chi vuole riuscire deve fareesattamente quanto esse prescrivono.
Un affamato non si sazia guardando il cibo e dicendo che è buono; bisogna che egli stenda la mano e mangi. Così non basta che tu ascolti le parole del Maestro; devi mettere in pratica quanto dice, prestare orecchio a ciascuna parola, porre in atto ogni cenno.
Un cenno che non hai seguito, una parola lasciata sfuggire sono perduti per sempre, poiché il Maestro non parla due volte.



Quattro sono i requisiti per questo 
Sentiero:

Discernimento
Assenza di desiderio
Retta condotta
Amore

Cercherò di ripeterti quanto il Maestro
mi ha detto su ciascuno di essi.






AI PIEDI 
DEL MAESTRO

I

DISCERNIMENTO


Il primo di questi Requisiti è il Discernimento; generalmente si intende il discernimento tra il reale e l'irreale, che conduce gli uomini ad entrare sul Sentiero.
E' questo, ma è anche molto di più; e deve essere praticato non solo all'inizio del Sentiero, ma a ciascun passo su di esso, ogni giorno fino alla fine.
Tu entri nel Sentiero perché hai imparato che soltanto su di esso si trovano quelle cose, che meritano di essere conseguite.
Gli uomini che non sanno, lavorano per acquistare ricchezze e potere; ma queste durano al più una sola vita e perciò sono irreali.
Ci sono delle cose più grandi di queste, cose reali e durature e, non appena le avrai viste, non desidererai più le altre.

In tutto il mondo, ci sono soltanto due specie di uomini: quelli che sanno e quelli che non sanno; e ciò che conta è questa conoscenza. La religione che un uomo professa, la razza a cui appartiene non sono cose importanti; quello che veramente importa è questa conoscenza: la conoscenza del Piano di Dio per gli uomini. Poiché Dio ha un Piano e questo Piano è l'Evoluzione. Una volta che l'uomo ha visto questo Piano e lo conosce veramente, non può fare a meno di lavorare per esso, poiché è tanto glorioso, tanto bello. Così, poiché sa, egli si schiera dalla parte di Dio, e diventa un sostenitore del bene ed un oppositore del male, lavora per l'Evoluzione e non per il proprio interesse.

Se è dalla parte di Dio egli è uno di noi, e non importa se si chiama indù o buddhistacristiano omaomettano, se è indiano o inglesecinese o russo. Quelli che sono dalla Sua parte sanno perché sono qua e che cosa devono fare, e cercano di farlo; tutti gli altri non sanno ancora che cosa devono fare e, di conseguenza spesso agiscono stoltamente e cercano di escogitare metodi che credono potranno riuscire loro piacevoli; non rendendosi conto che tutti siamo Uno e che, perciò, soltanto quello che l'Uno vuole può, in realtà, essere piacevole per ognuno. Essi seguono l'irreale invece delreale; fino a che non hanno imparato a distinguere tra questi due, non si sono ancora schierati dalla parte di Dio; perciò questo Discernimento è il primo passo.

Ma, anche dopo che la scelta è stata fatta, ricordati che dal reale all'irreale ci sono molte varietà e che conviene ancora distinguere tra il bene e il male, tra ciò che ha importanza e ciò che non l'ha, tra l'utile e l'inutile, tra il vero e il falso, tra l'egoistico e il disinteressato. La scelta tra il bene e il male non dovrebbe essere difficile, perché quelli che vogliono seguire il maestro hanno deciso di fare il bene ad ogni costo! Ma il corpo e l'uomo sono due cose differenti, e ciò che l'uomo vuole non è sempre ciò che il corpo desidera. Quando il tuo corpo desidera qualche cosa, sosta e rifletti se tu veramente desideri quella cosa.
Perché tu sei Dio,
e vuoi soltanto quello che Dio vuole.

Ma è necessario che tu ricerchi nelle profondità del tuo essere, per trovare Dio in te stesso, e per udire la Sua voce che è la tua voce. 
Non confondere i tuoi corpi con te stesso - né il corpo fisico, né l'astrale, né il mentale.
Ciascuno di questi pretenderà di essere il Sè, per ottenere quanto desidera. Ma tu devi conoscerli tutti e conoscere te stesso quale loro padrone.
Quando c'è un lavoro da compiere, il corpo fisico vuole riposare, andare a passeggio, mangiare e bere; e l'uomo che non sa dice a se stesso: "Io voglio fare queste cose e devo farle".
Ma il saggio dice: "Chi desidera non sono io, e bisogna che aspetti un poco".
Sovente, quando si presenta l'occasione di aiutare qualcuno, il corpo suggerisce subito: "Quanta fatica sarà per me, lasciamo che lo faccia qualcun altro!" Ma l'uomo risponde al suo corpo: "Tu non mi ostacolerai nel compiere un'opera buona!"
Il corpo è un animale al tuo servizio, il destriero sul quale cavalchi. Perciò trattalo bene e abbine cura! Non strapazzarlo e nutrilo convenientemente, soltanto con cibi e bevande pure e mantienilo sempre scrupolosamente pulito, libero dalla più piccola macchia di sudiciume. Perché, senza la perfetta pulizia e la perfetta salute del corpo, non potrai compiere l'arduo lavoro di preparazione, non potrai sopportare lo sforzo incessante che esso richiede. Ma devi sempre essere tu che padroneggi quel corpo e non il contrario.

Il corpo astrale ha i suoi desideri, in grande quantità: vuole che tu vada in collera, che tu dica parole violente, che tu sia geloso, avido di denaro, invidioso della roba altrui, che ti lasci sopraffare dallo sconforto. Esso desidera tutte queste cose e molte altre ancora, non perché voglia farti del male, ma perché ama le vibrazioni violente e gli piace cambiare continuamente. Ma tu non vuoi nulla di tutto ciò e, perciò, devi discernere tra i tuoi bisogni e quelli del tuo corpo.

Il tuo corpo mentale desidera considerarsi orgogliosamente separato dagli altri, pensare molto a sé e poco al prossimo. Anche quando tu l'abbia distolto dagli interessi mondani,  esso cercherà ancora di essere egoisticamente calcolatore e di farti pensare al tuo progresso anziché al lavoro del Maestro e all'aiuto da dare agli altri. Quando mediti, cercherà di farti pensare alle molte varie cose che esso desidera, anziché all'unica cosa che tu vuoi.
Tu non sei questa mente, ma essa è tua perché tu te ne serva; e anche in questo è necessario ildiscernimento.  Vigila continuamente o fallirai!
L'Occultismo non conosce compromessi tra il bene e il male. Fai ciò che è giusto, a qualunque costo e astieniti da ciò che è male, qualunque cosa dicano o pensino gli ignoranti.

Studia profondamente le leggi nascoste della Natura e, quando le avrai conosciute, conforma ad esse la tua vita, esercitando sempre la ragione e il buon senso.

Distingui l'importante dal non importante. Saldo come una roccia quando si tratta di princìpi, cedi sempre nelle cose che non hanno importanza. Poiché devi essere sempre affabile e dolce, ragionevole e accondiscendente, lasciando agli altri la stessa piena libertà, che a te stesso è necessaria.

Cerca di scorgere ciò che merita di essere fatto, e ricordati che non devi giudicare dalla grandezza della cosa. E' più importante fare una minuzia direttamente utile al lavoro del Maestro, che non una cosa più grande che il mondo intero forse giudicherebbe buona.

Devi distinguere non solo l'utile dall'inutile, ma anche ciò che è più utile da ciò che è meno utile. Dar da mangiare ai poveri è opera buona, nobile e utile; tuttavia, nutrire le anime è più nobile e più utile che dar da mangiare ai corpi; ma solo quelli che hanno la conoscenza possono cibare le anime.

Se possiedi la conoscenza
è tuo dovere aiutare gli altri
a conseguire questo sapere.

Per quanto saggio tu possa essere, molto ti resta da imparare su questo Sentiero, tanto che anche in ciò occorre discernimento; e bisogna che tu rifletta attentamente per vedere che cosa vale la pena d'imparare. Ogni cognizione è utile e un giorno possederai tutto il sapere ma, fino a che ne hai solo una parte, cerca che questa parte sia la più utile.

Dio è Sapienza al pari di Amore, e quanto più sai tanta parte di Lui puoi manifestare. Studia, dunque, ma studia soprattutto ciò che ti può rendere meglio capace di aiutare gli altri. Persevera pazientemente nei tuoi studi, non perché gli uomini ti considerino erudito e nemmeno per la felicità di essere savio, ma perché soltanto l'uomo savio può saviamente aiutare. Per quanto grande possa essere il tuo desiderio di aiutare, se sei ignorante il tuo intervento potrà fare più male che bene.

Impara a distinguere la verità dalla menzogna; sii veritieri in tutto: nel pensiero, nella parola e nell'azione. Prima di tutto nel pensiero: non è facile, perché nel mondo ci sono molti pensieri falsi, molte stolte superstizioni; e chi ne è schiavo non può progredire.
Perciò, non pensare in un dato modo semplicemente perché la gente la pensa così, o perché è scritto così in qualche libro ritenuto sacro; pensa con la tua testa e giudica se la cosa è ragionevole. Ricorda che, se anche mille persone sono d'accordo su di un soggetto che non conoscono, la loro opinione non ha alcun valore. Chi desidera percorrere il Sentiero deve imparare a pensare con la propria testa, perché la superstizione è uno dei peggiori mali che ci siano al mondo, uno dei ceppi da cui devi liberarti completamente.

Il tuo pensiero, riguardo agli altri, deve essere vero. Non pensare di loro quanto non sai; non supporre che ti abbiano continuamente in mente! SE una persona fa qualcosa che ritieni ti danneggi, o dice qualcosa che credi si riferisca a te, non pensare subito: "Vuoi farmi del male!". E' molto probabile che non abbia nemmeno lontanamente pensato a te, perché ogni anima ha le proprie difficoltà e i suoi pensieri si aggirano principalmente intorno a se stessa. Se un uomo ti parla arrabbiato, non pensare: "Mi odia, vuole offendermi!" Probabilmente, qualche altra cosa o persona gli avrà fatto perdere la pazienza e,siccome gli è capitato d'incontrarti, sfoga la sua collera su di te. Egli agisce stoltamente, perché l'ira è sempre stolta; ma non per questo ti è lecito pensare erroneamente di lui.

Quando diventerai discepolo del Maestro potrai sempre verificare l'esattezza del tuo pensiero col porlo a fianco del Suo. Infatti, il discepolo è uno col suo Maestro, ed è sufficiente che egli elevi il suo pensiero nel pensiero del Maestro per scorgere, immediatamente, se si accorda con esso. Se non si accorda, il suo pensiero non è perfetto, perché Egli sa tutto. Quelli che non sono ancora accettati da Lui non possono aiutarsi molto fermandosi spesso e ponendosi le domande: "Cosa penserebbe il Maestro di ciò? Cosa farebbe o direbbe il Maestro in queste circostanze?"
Infatti, è preferibile non fare, dire o pensare quanto non puoi immaginare che il Maestro faccia, dica o pensi.

Devi essere veritiero anche nel parlare. Le tue parole devono essere esatte e senza esagerazioni. Non attribuire mai cattive intenzioni a un altro; solo il tuo Maestro ne conosce i pensieri, e può darsi che egli agisca per ragioni che non sono neppure balenate alla tua mente. Se senti una diceria a discredito di una qualsiasi persona, non ripeterla; può non essere vera; ma anche se lo fosse, è più caritatevole tacere. Rifletti, prima di parlare, per paura di dire delle inesattezze. 

Sii veritiero nell'azione; non pretendere mai di essere differente da quello che realmente sei; perché ogni simulazione è un ostacolo alla luce pura della verità, che dovrebbe risplendere attraverso un terso cristallo..

Impara a distinguere tra ciò che è egoistico e ciò che è disinteressato. Poiché l'egoismo ha molte forme e, quando credi di averlo finalmente ucciso in una di queste, esso risorge in un'altra più forte che mai.

Ma, a poco a poco, diventerai così colmo di pensieri di aiuto per gli altri che non avrai più posto, non avrai più tempo per alcun pensiero riguardo a te stesso.

Devi distinguere ancora in un altro modo. Impara a discernere il Dio in ognuno e in ogni cosa, per quanto cattivo egli o essa possa apparire superficialmente.

Puoi aiutare tuo fratello mediante quello che hai in comune con lui: la Vita Divina.

Impara a destare quella Vita in lui; impara a fare appello a essa e, in tal modo, salverai tuo fratello dal male.




continua in "Ai piedi del Maestro 2"

La nutrizione 5


continua dal post "La nutrizione 4"

' Così, durante i pasti, cercate di sviluppare il vostro intelletto, il vostro cuore e anche la vostra volontà; abituatevi a controllare i vostri gesti, a renderli misurati, armoniosi... Il gesto è legato alla sfera della volontà. Nei giorni in cui vi sentite nervosi, considerate il pasto come un'occasione per imparare a calmarvi; masticate bene il cibo, fate attenzione ai vostri movimenti. Dopo qualche minuto avrete ritrovato la calma. Esistono dei rimedi molto semplici contro il nervosismo. Quando cominciate a parlare o a lavorare in uno stato di agitazione, se non fate nulla rimarrete agitati per tutta la giornata e tutte le vostre energie si disperderanno, perché avete dimenticato di "chiudere le valvole"... Allora fermatevi un attimo, non parlate, non muovetevi... poi riprenderete con un altro ritmo, con un orientamento nuovo.

Bisogna cominciare ad apprendere il controllo e la padronanza di sé durante i pasti. Esercitatevi dunque a mangiare sorvegliando i vostri movimenti per non fare assolutamente alcun rumore. So perfettamente che quello che vi chiedo è la cosa quasi più difficilmente realizzabile, ma voi ci riuscirete, e tutti coloro che verranno qui, rimarranno stupiti. Diranno: "Non è possibile, non credo ai miei occhi!". E io risponderò: "Ebbene, credete almeno alle vostre orecchie!".

Dopo aver mangiato in silenzio e in pace, mantenete questo stato per tutta la giornata. Pur dovendo correre a destra e sinistra, vi basterà una sosta di appena un secondo per sentire che la pace è sempre presente in voi, perché avete mangiato correttamente. Altrimenti, qualunque cosa facciate, che vi riposiate o che cerchiate di parlare con calma, sarete sempre turbati, agitati, irrequieti.

Ormai la nutrizione sarà considerata come uno dei migliori yoga esistenti, sebbene non sia mai stato menzionato da nessuno. Tutti gli altri yoga, Raja - Karma - Hatha - Jnana - Kriya e Agni, sono magnifici, ma bisogna praticarli per anni prima di ottenere un piccolo risultato; mentre con lo Hrani-yoga (io lo chiamo così: in bulgaro Hrana significa nutrimento), i risultati sono molto rapidi. E' lo yoga più facile e accessibile, praticato senza eccezione da tutte le creature, benché in maniera ancora inconsapevole. 
In questo yoga, fino ad oggi il più sconosciuto e il più incompreso, sono contenute tutta l'alchimia e tutta la magia.

Perciò, anche se siete sovraccarichi di impegni, non celatevi dietro questo pretesto per non dare alla vostra vita il minimo carattere di spiritualità. Almeno tre volte al giorno vi si presentano le migliori condizioni per legarvi al Cielo, dato che ogni giorno siete costretti a prendere tre pasti. Tutti sono obbligati a mangiare. Manca il tempo per pregare, per leggere, per meditare, d'accordo, ma si deve necessariamente dedicare almeno qualche minuto al nutrimento. Allora, perché non approfittare di quelle occasioni per perfezionarvi, per legarvi al Signore, per inviargli un pensiero di gratitudine e d'amore?

Che i pasti siano quindi per voi dei momenti per fare questo lavoro spirituale così indispensabile! Molti si credono perfetti perché seguono le leggi della società; non fanno del male a nessuno, adempiono coscienziosamente ai loro doveri professionali e familiari. Ma, malgrado ciò, il mondo divino è loro precluso e non godono della gioia, della felicità, della pienezza, della luce che la vita divina apporta. 
Si considerano perfetti, si, ma di quale perfezione si tratta? Di una perfezione un po' strana, che non lascia mai tempo da dedicare all'anima e allo spirito.

Certo, bisogna lavorare per soddisfare le proprie esigenze e non essere di peso a nessuno, ma bisogna anche trovare qualche minuto per nutrire l'anima e lo spirito. Siamo venuti sulla terra per compiere una grande missione. Molti lo dimenticano per pensare solo alla propria affermazione in campo sociale, ritenendo di essere dei modelli! Ma che modelli? Nessuna luce emana da loro, perché non hanno dedicato nemmeno un solo minuto alla vita spirituale, alla propria evoluzione.

Voi siete sulla terra per un tempo molto breve e, quando partirete, non porterete con voi né le vostre automobili né le vostre case; resterà tutto qui.
Partirete soltanto con le vostre conquiste interiori; esse sole non vi abbandoneranno. Ecco quello che non avete ancora veramente capito, ed è per questo che siete continuamente coinvolti in attività materiali. Ma che vantaggio ne traete? Quando lascerete la terra, dovrete abbandonare tutto e partire nudi, poveri e miserabili.

Tutto ciò che potreste fare in campo spirituale, fatelo almeno durante i pasti. Sebbene non lo si veda, sebbene nessuno apprezzi queste cose, coraggio, cominciate ad accumulare ricchezze, a sviluppare in voi le migliori qualità. Quando tornerete nella prossima incarnazione, il Cielo vi darà le condizioni più favorevoli al vostro sviluppo, perché avrete cominciato ora a fare il vero lavoro. Ecco una pagina della sapienza divina che dovete conoscere, perché, sebbene non ancora accettata, sarà essa a trionfare, a illuminarvi, a salvarvi. '

continua in "La nutrizione 6"
Anche questo articolo è tratto dal libro di Aivanhov
"Lo yoga della nutrizione". 





Walden o vita nei boschi 4


continua da Walden o vita nei boschi 3


Cosa è Walden? Per chi è troppo pigro per andarsi a leggere i post meno recenti, ricorderò che Walden è il libro più famoso di un uomo veramente interessante vissuto nel 1800, chiamato Henry David Thoreau. Apparteneva al movimento dei filosofi trascendentalisti di cui era sicuramente l'esponente più carico di fuoco. Per l'epoca in cui viveva la sua visione era decisamente moderna e rivoluzionaria.
Vi riporto in questi articoli alcuni stralci delle parti che mi hanno appassionato maggiormente, ma vi raccomando di acquistare il libro.

' Per più di cinque anni mi procurai così da vivere con il mio solo lavoro manuale, e trovai che lavorando circa sei settimane all'anno potevo affrontare tutte le spese. Tutto l'inverno e buona parte dell'estate li avevo liberi per studiare. Ho provato anche a fare scuola, ma le mie spese erano sproporzionate o piuttosto sproporzionate al mio capitale, perché ero costretto a vestire e a mantenermi, per non dire a pensare e a credere, nella maniera imposta dalle convenzioni, e in quest'affare persi il mio tempo.
Siccome non insegnavo per il bene del prossimo ma per vivere, fu un fallimento. Provai il commercio ma scoprii che mi sarebbero occorsi dieci anni per farmi una solida posizione in quel ramo, e allora, con tutta probabilità, sarei stato in procinto di andare al diavolo. Ero veramente preoccupato che mi succedesse proprio allora ciò che si dice "un buon affare".

In principio, quando ancora cercavo di decidere ciò che avrei potuto fare per vivere, essendomi ancora fresca nella memoria - a biasimare la mia ingenuità - qualche triste esperienza incontrata per essermi conformato ai desideri dei miei amici, pensai spesso e seriamente di cogliere mirtilli: era un lavoro che sarei stato capace di fare, e il magro profitto che ne sarebbe venuto mi sarebbe bastato, ché la mia maggiore abilità è sempre stata aver bisogno di poco.
Nella mia idiozia pensavo che il capitale che questa impresa richiedeva era assai modesto, e che offriva poche distrazioni alle mie abitudini consuete. Mentre i miei conoscenti, senza incertezze, si davano al commercio o alle professioni liberali, io pensavo a quella occupazione come molto simile alla loro; avrei percorso le colline tutta l'estate, a cogliere le bacche che mi capitassero sotto gli occhi, e poi le avrei vendute senza tanto preoccuparmi. Pensavo anche che avrei potuto raccogliere le erbe selvatiche medicamentose, o portare i sempreverdi a certi villici che amano si ricordino loro i boschi, o addirittura in città, a carrettate. Ma in seguito imparai che il commercio corrompe tutto ciò che riesce a toccare e che se si commerciasse in messaggi celesti, la maledizione affaristica colpirebbe anche quel lavoro.

Siccome preferivo certe cose ad altre, e davo importanza soprattutto alla mia libertà, e potevo mangiare poco e stare bene lo stesso, non volli perdere tempo a fare soldi per comperare poi ricchi tappeti o altri mobili di lusso, cibi delicati, o una cassa in stile greco o gotico. Se c'è qualcuno cui l'acquisto di certe cose non interrompe il corso della sua vita poiché, dopo averle acquistate sa come usarle, io lo lascio libero di farlo. Certuni sono "industriosi" e pare che amino lavorare per il piacere stesso di lavorare, e forse perché il lavoro li liberò da guai peggiori: a questi io non ho mai niente da dire. Quelli che non saprebbero che farsene di ozi maggiori di quelli che già godono, io li consiglierei di lavorare il doppio, finché non abbiano provveduto a sufficienza a se stessi, e non abbiano acquistato così una completa libertà. Quanto a me, trovai che l'occupazione dell'operaio a giornata era la più indipendente di tutte, specialmente perché trenta o quaranta giorni di lavoro bastano per mantenere una persona tutto un anno. La giornata dell'operaio finisce al tramonto, e allora egli è libero di dedicarsi alle sue occupazioni predilette, indipendenti dal suo lavoro; ma il padrone, che traffica da un mese all'altro, non ha tregua per tutto l'anno.

In breve io sono convinto, sia per fede che per esperienza, che mantenersi su questa terra non sia una cosa ardua ma un passatempo, se si vive con saggezza e semplicità: ché gli scopi della nazione più semplice sono sempre gli svaghi di quelle più superficiali. Non è necessario che un uomo si guadagni da vivere con il sudore della fronte, a meno che non sudi con molta più facilità di me.

Un giovane di mia conoscenza che ha ereditato qualche acro di terra, mi disse che avrebbe voluto vivere come me se ne avesse avuto i mezzi. Non vorrei che nessuno adottasse il mio modo di vivere, per nessun motivo; ché, prima che lo avesse imparato a sufficienza, io potevo essermene ben trovato un altro per me, e anche perché desidero che al mondo ci siano tante persone diverse quanto più è possibile; ma vorrei che ciascuno fosse così accorto da trovare e seguire la propria strada, non quella di suo padre, sua madre o un suo vicino. I giovani possono costruire, piantare o navigare, e però non li distoglierete mai da ciò che mi confessano vorrebbero fare. E' solo avendo un punto fisso e matematico che si può essere saggi, come il marinaio, o lo schiavo fuggiasco che fissano sempre la stella polare; ma ciò è una guida sufficiente per tutta la vita. Possiamo non arrivare in porto nel tempo stabilito, ma seguiremo il vero cammino. '

Continua in Walden o vita nei boschi 5

Per chi desidera approfondire la vita e l'opera di Thoreau vi segnalo un sito italiano aperto da poco e un blog in lingua inglese.

Perché dovrei affliggermi ora? (4)


continua da "Perché dovrei affliggermi ora (3)"



' Questa è l'attitudine di colui che sa distinguere tra ciò che è accidentale e ciò che è essenziale. Ciò che è accidentale appartiene sempre al mondo del "può darsi", del "possibile", del "forse". Non puoi esserne certo, anzi, non devi avere alcuna certezza in merito: di fatto non ne puoi avere. 

Le persone che hanno certezze nel regno delle cose accidentali, prima o poi cadranno inevitabilmente nella frustrazione, perché quella sicurezza sarà fonte di innumerevoli delusioni.

Le loro certezze creeranno aspettative che non potranno mai essere soddisfatte, perché lo scopo dell'universo non è quello di soddisfare le nostre aspettative. L'universo ha il proprio destino da seguire. Esso scorre verso la propria meta, e non si cura dei nostri fini personali.

Tutti gli scopi individuali sono in contrasto con il fine dell'universo stesso, tutti gli scopi individuali sono contro il fine del Tutto. Tutti gli scopi individuali sono nevrotici. 
L'uomo essenziale giunge a capire, a sentire che egli non è separato dal Tutto e che non è affatto necessario cercare un destino privato, individuale.

Le cose accadono, il mondo si muove, la vita segue il suo corso, chiamalo pure Dio: tutto si svolge secondo un ordine intrinseco. Non è affatto necessario lottare per raggiungere una qualsiasi meta. La sola cosa che si deve fare è lasciarsi andare ed esistere semplicemente.

L'uomo accidentale è uno che fa e che disfa, l'uomo essenziale non fa nulla, non è attivo. Ovviamente l'uomo accidentale è sempre in ansia, è teso, stressato, vive nell'angoscia; vive come se fosse seduto su un vulcano che può eruttare a ogni istante, perché vive nel mondo dell'incerto, che spaccia per sicurezze. Questo è all'origine della tensione che esiste nel suo essere, perché, in fondo in fondo, nel suo animo egli sa che nulla è certo.

Un ricco possiede tutto ciò che si può avere, tuttavia in cuor suo sa che, in realtà, non ha nulla. E questo riduce un ricco a essere più povero perfino di chi è povero.

Un povero non è mai così povero, perché ha ancora speranze: un giorno o l'altro il destino finirà per occuparsi anche di lui; un giorno o l'altro riuscirà ad avere successo anche lui, ce la farà! Il povero può sperare.

L'uomo ricco è già arrivato: le sue speranze si sono realizzate e ora, all'improvviso, si rende conto di non sentirsi per nulla soddisfatto. Ogni speranza si è realizzata, eppure non ha realizzato nulla. E' un uomo arrivato, eppure non si sente affatto arrivato perché tutto il suo viaggio è stato un sogno; in realtà non si è mai mosso di un centimetro.

Chi ha successo nel mondo, avverte le pene del fallimento più di chiunque altro. Esiste un proverbio che dice: "Niente ha successo quanto il successo". Ma io vorrei dirvi che nulla fallisce quanto il successo. Ma non puoi saperlo finché non avrai successo. Quando tutte le ricchezze che avevi sognato, che avevi pianificato, per le quali ti sei battuto sono lì, a tua disposizione, ti troverai seduto in mezzo a loro come un mendicante:dentro sarai vuoto, completamente prosciugato. Dentro di te non ci sarà nulla, tutto è all'esterno. E, di fatto, tutto ciò che vedi all'esterno, per contrasto, metterà in maggior risalto il tuo vuoto, la tua povertà interiore. Metterà in evidenza la tua pochezza e la tua miseria interiori.

Il ricco conosce la povertà meglio di quanto possa conoscerla un povero. Un uomo di successo sa meglio di chiunque altro cosa sia il fallimento. Quando sei in cima al mondo, all'improvviso ti rendi conto di esserti comportato stupidamente. Forse non lo ammetterai mai, che senso avrebbe dirlo? Forse continuerai a fingere di essere felice: presidenti e primi ministri continuano a fingere di essere molto felici, appagati, soddisfatti, ma non lo sono, cercano solo di salvare la faccia. Cosa potrebbero dire, a quel punto? Non servirebbe. Ma quelle persone non sono oneste, sincere. Un tempo la gente era più sincera, più vera, più autentica.

Buddha era un principe, sarebbe diventato un imperatore, ma comprese che tutto ciò non aveva alcun valore. Avrebbe potuto fingere; Anche Mahavira era un principe, un giorno sarebbe stato re; tuttavia comprese che la cosa era assolutamente priva di valore. Essi dichiararono semplicemente al mondo ciò che avevano compreso. Dissero, molto semplicemente, che le ricchezze avevano rivelato il loro fallimento, che i regni non sono regni, e che se veramente cerchi il Regno, lo dovrai cercare altrove, in un'altra direzione. In questo mondo non c'è una via per raggiungerlo.

E' accaduto. Theodore Roosvelt, di ritorno dall'Africa, fu ricevuto con grandi festeggiamenti al porto di New York. Mentre la nave entrava in porto, le bande si misero a suonare, i soldati e i marinai lo salutarono, mentre uno stuolo di ragazze molto belle gli dava il benvenuto. Le navi ancorate alla fonda lanciarono getti d'acqua formando un arco festoso, mentre folle entusiaste lo acclamarono. Sulla stessa nave viaggiava anche un mistico, un vecchio molto saggio. Alcuni vecchi amici lo aspettavano in un angolo, cercando di farsi sentire in mezzo a quel tumulto. Uno di essi disse: "Ci dispiace di non poterti riservare le accoglienze che riceve Roosvelt!" E il mistico rispose, puntando il dito verso l'alto: "Va bene così, io non sono ancora arrivato a casa".

In questo mondo non c'è una casa, questo è il mondo dell'accidentale. Tutto è illusione: si tratta solo di increspature sulla superficie, di onde. E qualunque cosa tu faccia non è altro che un costruire case con le carte, o cercare di vendere barchette di carta: sono destinate a naufragare. Quando un uomo capisce questo, per la prima volta prende coscienza del proprio sonno, e a quel punto inizia a orientarsi sempre di più verso la consapevolezza. Solo quando il mondo degli oggetti non ha più importanza, la consapevolezza diventa importante. Quando le cose non hanno più significato, inizia una nuova ricerca, si chiude una nuova porta.
A quel punto, non ti tufferai più all'esterno, ma inizierai a scivolare nel mondo interiore. Il regno di Dio è dentro di te. Non appena smetti di identificarti con le cose, smetti anche di combattere, non c'è più ragione di farlo. Inizi a scorrere con il fiume dell'esistenza. Per arrivare a casa non è necessario uno sforzo da parte tua.

Bodhi mi ha mandato una storiella molto breve, ma molto bella, che anche Werner Erhard ama raccontare: c'era una volta, nel Canada del nord, un famoso stregone che si diceva avesse poteri enormi. Era sufficiente che sventolasse un drappo in direzione dell'aurora boreale, e questa cambiava colore, immediatamente!
Un giorno, egli smarrì il suo drappo, e l'aurora boreale cambiò colore ugualmente. Questo fatto gli rovinò completamente la reputazione di grande stregone.

Nella vita accade la stessa cosa: qualsiasi cosa tu faccia, la vita segue il suo corso. Lottare contro la vita non ha alcun senso, non serve a niente. Lottare significa semplicemente distruggere: non serve a niente. Non è necessario alcuno sforzo. Gli sforzi sono necessari solo nel mondo accidentale, e anche lì, alla fine sono destinati a fallire. Ti danno speranza, ma alla fine possono solo deluderti.

Nel mondo interiore non è necessario alcuno sforzo. Una volta che cominci a scivolare dentro di te, all'improvviso ti accorgi che tutto sta andando come dovrebbe. La vita è perfetta. Non c'è modo di migliorarla. Allora viene il momento di celebrare.

Quando senti che la vita è perfetta, quando all'improvviso vedi la straordinaria beatitudine e l'incredibile gloria che ti circondano; quando ad un tratto ti rendi conto di essere sempre stato a casa, e che non esiste alcun luogo in cui andare; quando senti improvvisamente nel più profondo del tuo essere che sei con Dio e che Dio è con te, che vivi immerso nel Tutto e che non hai un destino separato... allora ti rendi conto che il destino del Tutto è anche il tuo. Quindi, ovunque vada questa esistenza, vai anche tu. Non hai alcuna meta privata, non sei più un "idiota".

Il termine idiota è molto bello. Proviene dalla stessa radice di "idioma". Essa indica una persona che cerca di vivere un'esistenza privata, una persona che cerca di muoversi in contrasto col Tutto, una persona che ha il proprio idioma, questo è un idiota.
Il mondo intero si muove verso Sud, lui si muove verso Nord: questo è un idiota. '


Continua in "Perché dovrei affliggermi ora?" (5)

(Questa è una trascrizione di un discorso tenuto a Poona da Osho Rajneesh nel 1976)